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Promentina di luglio



Promentina di luglio

Vitis vinifera L.

Ancora una trentina di anni addietro in contrada Carruso del comune di Ferruzzano esistevano una ventina di vigne delle quaranta che erano state impiantate nel 1933 in seguito ad una quotizzazione di terreni comunali dopo la distruzione di una preziosa macchia mediterranea , per cercare di dare nuova terra da coltivare alla popolazione in esubero, dal momento che c’era il divieto di emigrare durante il regime fascista.

Esse furono coltivate con amore nel periodo del fascismo, fino alla fine degli anni quaranta del 900 , quando furono aperte le porte dell’emigrazione e la gente cominciò a scappare letteralmente verso gli Stati Uniti, Australia ed Argentina.

Il territorio era bellissimo, prospiciente la fiumara La Verde e da cui si potevano godere degli scenari d’incanto, con la vista sul monte Scapparrone, sul Monte Perre e la Punta di Iofri, a forma di un enorme naso.

Durante il periodo del fascismo in tali località , cambiando sempre posto, presidiato per giunta da una vedetta, vi andava a pregare di notte la comunità pentacostale o degl i” evangelisti” che era stata fondata alla fine dell’ottocento da un emigrato in America.

Il personaggio di punta della persecuzione era stato il parroco, Don Letterio Raschillà di Mammola che il giorno della festa del patrono, San Giuseppe, costringeva i convertiti ad inchinarsi di fronte alla statua del santo portato in processione; essi per evitare di fare questo, dall’alba si nascondevano nelle campagne.

Aveva il compito di far genuflettere gli “ gli evangelisti “, la guardia comunale Domenico Callipari, che eseguiva il suo compito con rigore.

Egli aveva una vigna, vicino a quella di mio padre ed ambedue avevano trasferito le loro essenze viticole da un’altra vigna che possedevano in altre contrade dello stesso comune ed io ad un certo punto cominciai ad osservare tutte le vigne della zona, per poter salvare le varietà a rischio d’estinzione; mi avevano aiutato in questo le sorelle Siciliano, Peppino Spanò e Domenico Di Bartolo, che non si erano sposati per dedicarsi interamente e con purezza alla fede evangelica.

Ogni vigna aveva una particolarità, frutto di tutela amorevole del retaggio degli antenati, per cui in ognuna di esse, trovavo delle viti interessanti.

Ad un certo punto il nipote del defunto Domenico Callipari, la guardia comunale, che era stato il braccio secolare di Don Letterio, sottufficiale di marina ed elicotterista, mi comunicò che nella sua vigna impiantata da suo nonno nel 1933, c’erano due viti interessanti: un Greco nero ed una vite che i suoi chiamavano Promentina, in quanto era molto precoce.

Era urgente che prelevassi i tralci in quanto le due viti erano state intrappolate da una siepe di rovi, che s’ingrandiva sempre più ed egli era costretto ad irrorarla d’estate con diserbanti.

A gennaio potai le due viti e le innestai in piccolo campo di conservazione che stavo allestendo, dopo aver messo a dimora dei portainnesti; la Promentina di luglio attecchì , mentre per il Greco nero non avvenne l’attecchimento e di conseguenza ad agosto le due piante madri morirono dopo le operazioni di diserbo.

Chiesi al mio amico Domenico, che caratteristiche avesse la Promentina ed egli mi rispose che non poteva descriverle con sicurezza in quanto egli ogni anno la osservava con scrupolo fino alla fine di giugno e notava che aveva un grappolo elegante e quasi spargolo, dagli acini leggermente più grandi di quello di un nerello, ma non li aveva mai potuto verificarne il gusto in quanto nei primissimi giorni di luglio, quando egli o suo padre andavano ad osservarla, verificavano che i grappoli non c’erano più in quanto forse gli uccelli, più probabilmente i topi, li avevano divorati; affermò con sicurezza che essa produceva dei grappoli neri, in quanto aveva osservato, alla fine di giugno, che gli acini cominciavano a virare verso il nero.

Qualche anno dopo trasferii la vite in un altro campo, dopo che cedetti la mia vigna di contrada Carruso a Domenico, ma non ero stato ancora capace di verificare con sicurezza che uve producesse, perché quando andavo ai primi di luglio, i grappoli erano stati divorati da qualche animaletto.

Successivamente trasferii la vite in un altro campo più vicino, dove impiantai tre viti della Promentina ed allora mi misi ad osservare con rigore il comportamento di essa.

Già a partire dalla fine di giugno i grappoli, eleganti e quasi spargoli, cominciano a divenire più chiari, però essi restano sempre bianchi e cominciano a maturare a partire dal dieci di luglio, quando il gusto comincia ad essere piacevole, ma il massimo della maturazione lo raggiungono il 14 di luglio e lo ho annotato come riferimento preciso perché mi ricorda il giorno della presa della Bastiglia, durante la rivoluzione francese.


Orlando Sculli

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