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Pero castiglione facci janca



Pero Castiglione facci janca

Pirus communis L.

Famiglia rosacee

Tale varietà risulta presente solo nel territorio di Ferruzzano in un solo esemplare e per il momento non è stato riscontrato in nessun altro.

Ogni comunità possedeva delle varietà proprie, però tutte quante ne avevano numerose che occupavano con la loro produzione un arco di tempo molto lungo ; infatti esso si articolava da giugno fino a dicembre.

Le pere migliori però vengono prodotte da piante che fruttificano a giugno e luglio, con una demarcazione chiara alla fine di luglio, quando le varietà cominciano produrre frutti sempre meno deliziosi man mano che si avvicinano al mese culminante della produzione: agosto.

I primi frutti cominciano ad apparire nella prima decade di giugno e sono delicati e profumati e tale tendenza continua man mano che ci si addentra nell’estate; il massimo della prelibatezza viene raggiunto dalle varietà che offrono i propri frutti nelle prime due decadi di luglio.

Contemporaneamente fino a luglio le pere risultano ,per buona parte, non attaccate dalla mosca della frutta, che è particolarmente attiva a partire dalla prima decade di luglio appunto.

Agosto è il mese della produzione massima di alberi da frutto : peri, susini, ficodindia, fichi, meli estivi, peschi, nettarine, gelsi tardivi ecc.

Nel passato i peri, in abbondanza offrivano i loro frutti che venivano seccati per buona parte, per preparare le scorte invernali, specie per gli animali, ma oggigiorno sono utilizzati per i maiali oppure lasciati in pasto alle capre e pecore che a pascolo brado ed abusivo ,vengono indirizzate da caprai e pecorai, a mangiare le pere di alberi talvolta pluricentenari ed appena le pere stesse non ci sono più, indirizzano il loro obiettivo verso i rami dei peri stessi.

Fino a vent’anni addietro, i vecchi ricordando la propria giovinezza, andavano dicendo, che ai loro tempi, i frutti restavano intatti senza bisogno di trattamenti chimici e gli ascoltatori erano scettici sentendo tali affermazioni, ma all’incirca due tre anni addietro, partecipai ad un convegno sulla lotta biologica e scoprii che essi avevano ragione.

Infatti la responsabile di tanto danno è la mosca mediterranea delle frutta, denominata Ceratis Capitata Wiedemann, che cominciò a diffondersi in area mediterranea a partire dalla fine dll’800, raggiungendo ben presto anche l’Italia nei primi del 900.

Essa è originaria probabilmente dall’area subsahariana ed ormai è presente in tutto il mondo, facendo danni incalcolabili e costringendo i coltivatori ad un dispendio notevolissimo di capitali.

Si tenta l’eradicazione, ma per il momento essa è stata sconfitta solo in Nuova Zelanda, utilizzando trappole meccaniche che attirano l’insetto, che preferisce in assoluto le pesche, le albicocche, i cachi, ma che non disdegna gli altri tipi di frutta, riuscendo ad essere operativa per tutti i mesi dell’anno, grazie agli agrumi; infatti dato che essi sono presenti nella produzione da ottobre a primavera avanzata, veicolano la mosca, che non ama le susine per cui esse risultano immuni.

Le pere sono attaccate, specie quelle a polpa liquescente e molto dolce, però gli attacchi più dannosi avvengono a partire dai primi di luglio.

Non amano le pere aspre, per cui la presente varietà, che produce frutti di questo tipo, in questo periodo, li offre alla vista perfettamente intatti.

L’unico esemplare, per il momento avvistato è localizzato in contrada Prati del comune di Ferruzzano e i suoi frutti medio piccoli, rotondeggianti, dal picciolo lunghissimo, sono disdegnati dagli uomini, ma dato che cominciano a maturare con gradualità in questo mese e la pianta mette giù una decina di pere al giorno, al mattino le capre che stazionano nei pressi, appeno escono dalla staccionata, si precipitano a mangiarle.

Dato che la siccità è stata particolarmente prolungata , il capraio che staziona con le sue bestie ha pensato bene, constatando che il pero evidenziava una chioma lussureggiante e una carica straordinaria di frutti, di tagliare i rami per alimentare le capre .

Per fortuna, il padrone del campo, andando a verificare se gli ulivi del campo stesso avessero o meno carica, ha sorpreso il capraio e ha salvato parte dell’albero, unico della varietà, che forse continuerà a sopravvivere.

Nel passato le pere venivano raccolte alla fine di ottobre e depositate su incannicciate, nei bassi, dove maturando, perdevano in parte l’eccesso di aspro che le preserva però dagli attacchi della mosca; bollite risultavano ottime, in quanto, dopo la bollitura rimanevano sode.


Orlando Sculli