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Moscatello invernale di Motticella



Moscatello invernale di Motticella

Pyrus Communis L.

Fam. rosacee

Esplorando il settore dei peri, si resta stupiti dell’abbondanza delle varietà che venivano espresse da ogni territorio, non riscontrabili in altri immediatamente vicini, mentre solo qualche varietà, di qualità non eccezionale, risulta comune a molte aree e questo appare inspiegabile ed irrazionale seguendo la logica che alla qualità e alla bontà dei frutti deve seguire la diffusione della varietà stessa.

Proponiamo come esempio la varietà Spinella presente nella Locride e in buona parte della fascia ionica della provincia di Reggio ; i suoi frutti dal punto di vista del gusto non sono eccezionali, ma piuttosto scadenti e nello stesso tempo sono soggetti a malattie che li fanno marcire.

Questo problema però è nato agli inizi del Novecento, quando la mosca della frutta si diffuse provenendo dall’Africa.

Il pero Spinella travalica la provincia di Reggio verso il catanzarese; i suoi frutti venivano utilizzati dalle famiglie, fondamentalmente per alimentare gli animali.

Decine erano le varietà di qualità superiore però esse erano volutamente emarginate e non diffuse sui territori per il fatto che i frutti di essi erano troppo buoni e quindi erano ritenuti inutili in quanto non aiutavano l’economia delle famiglie perché velocemente divorati dagli uomini e non arrivavano ad alimentare gli animali, che rappresentavano la vera forza di una famiglia.

Ogni territorio possedeva in maniera totemica la varietà eccellente e la esibiva nel confronto di altre eccellenze di altri territori, ma queste varietà venivano solo raramente coltivate e potevano essere appannaggio solamente dei benestanti mentre i lavoratori badavano al sodo e coltivavano le varietà che avrebbero dato frutti principalmente per gli animali domestici e fondamentalmente per il più importante della casa: il maiale.

Esso era l’animale più importante della famiglia contadina ed ogni scarto di verdura o di frutta o d’altro, veniva offerto ad esso che avrebbe contribuito con il suo sacrificio rituale a farla sopravvivere per un anno intero. “ Cu si marita è cuntentu nu iornu, cu mmazza u porcu è cuntentu n’annu”, recitava il proverbio contadino .

Ad esso erano dedicate le varietà che avrebbero prodotte le pere secche, che erano tante, come le pere Campanelle o Muntagnisi, le pere Gentili, le pere Gentili di Sant’Agata ecc., ma le varietà pregiate, come le pere Maluni, le Reginelle, le Garofano e Cannella, le Angeliche o quelle di Gesù Bambino, no quelle no, perché troppo buone e sarebbero state uno spreco perché divorate dagli uomini.

La varietà più diffusa in tutti i territori era la Moscatella, di cui in ogni territorio si parla come di una varietà specialissima e molto profumata, come lo Zibibbo moscato, però analizzando le particolarità si scopre che ogni territorio possedeva una Moscatella differente.

Infatti esiste una Moscatella a Gerace che produce dei frutti medio piccoli, con la buccia giallognola ricoperta da puntini scuri che ricordano le efelidi, rotondeggianti, dal peduncolo abbastanza sviluppato, che maturano in luglio, profumatissimi e dalla polpa bianca e consistente.

Un’altra differente era presente a Ferruzzano che produceva frutti dalla pezzatura media, dalla forma campaniforme, con la parte rivolta al sole rosseggiante, dalla polpa candida e molto aromatica ; esistevano tre piante ed esse sono seccate contemporaneamente nell’estate di tre anni addietro; forse è rimasto un solo esemplare, particolare anche per le foglie che sono rotondeggianti.

A Guardavalle invece le pere Moscatelle risultano molto piccole, rosse, bellissime che sembrano dipinte o fatte di marzapane, dal gusto soave.

Sempre in riferimento alle pere Moscatelle, ai primi di dicembre la signora Orsolina Dieni di Motticella di Bruzzano, mi mandò in un sacchettino di carta, una decina di pere che ella mi denominò Moscatelle d’inverno e restai stupito , per cui andai a trovarla ed ella mi raccontò che esse non avevano un gusto speciale, ma erano molto utili nel passato, in quanto maturavano quasi all’inizio dell’inverno e poi venivano stese sulle incannicciate e senza andare a male, si mantenevano intatte fino a febbraio.

Esse servivano per preparare i decotti assieme ad altri ingredienti, come le pere secche, i fichi secchi ,i fiori di malva, ecc.

Volli conservarle fino a qualche giorno addietro e si sono mantenute perfettamente e poi alla fine di un pranzo volli mangiare una e notai che non era eccellente per il gusto, leggermente acidulo ed astringente, però risultò eccellente nel ripulire la bocca .

Esse sono di pezzatura media e di forma tondeggiante, però notai una particolarità nei frutti, in quanto talvolta capita qualcuno dalla forma allungata e qualcun altro risulta abbellito da una lieve parvenza di rosso sulla parte rivolta al sole.

Orlando Sculli

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