• Rudina

Mantonico bianco



Mantonico di Bianco

Vitis vinifera L.

Fam. Vitacee

La denominazione di Mantonico, riferita ad una varietà di vite, è molta diffusa sulla costa ionica della provincia di Reggio, specialmente tra Palizzi e Locri, dove esisteva il “ Mantonico vero”; quest’ultima denominazione dell’area Locri-Gerace indicava una rivendicazione sul possesso del vero Mantonico in contrapposizione a tutte le altre comunità che non possedevano il Mantonico autentico.

Bisogna aggiungere che tale vitigno era presenze in altre aree dell’Italia meridionale ed in Basilicata è presente ancora nell’area del Vulture e a ridosso del Pollino.

In riferimento al significato, alcuni colti facevano derivare il termine da una parola d’origine greca che poteva alludere alla capacità di predire il futuro, da parte dei sacerdoti che avessero bevuto il vino chiamato per questo Mantonico.

Analizzando però, con la massima attenzione tutti i termini greci che definivano la vaticinazione o coloro che la praticavano, ci si accorge che tutto quello che i colti o coloro che avevano attribuito ai colti l’interpretazione del significato etimologico del Mantonico è completamente errato.

Infatti màntis indicava il profeta, manticòs l’aggettivo riferito all’indovino, mantèion l’atto profetico, mantèumai significava profetizzare e di conseguenza nessuna di queste parole si avvicina alla denominazione del vitigno in questione; di conseguenza tutte le belle interpretazioni sull’atto divinatorio sono assolutamente infondate.

Ricercando ancora qualche aggettivo greco che si possa avvicinare al nome del vitigno di cui stiamo parlando, c ‘imbattiamo nell’aggettivo mantinicòs, che si avvicina al termine del Mantonico, solo che esso significa , abitante oppure attinente a Mantinea, nel passato città importante dell’Arcadia centrosettentrionale , dove furono combattute tante battaglie, ora invece frazione di un comune denominato Tripoli.

A questo punto siamo obbligati a reinterpretare il significato della vite e ripiegare a qualcosa di più corrispondente alla verità, per cui Mantonico significherebbe il vitigno originario di Mantinea, città del Peloponneso, posta nella regione dell’Arcadia; e sarebbe a questo punto una nobile origine per il vitigno in questione e probabile, considerando che i flussi di coloni dal Peloponneso furono costanti dall’antichità classica fino alla caduta di Corone e Modone in mano ai turchi nel XVI secolo d.C., quando in Calabria arrivarono contingenti di profughi che raddoppiarono gli abitanti nelle comunità tra Bovalino e Bova e da Corone, specificatamente s’indirizzarono verso il Cosentino e particolarmente nell’area, ora albanese di San Demetrio Corone, molti albanesi che vi risiedevano.

A prescindere dal significato , le qualità di esso sono importanti, come pure è incredibile la sua capacità d’interagire con altri viti, per cui , secondo la dott. essa Manna Crespan del CRA-VIT di Conegliano Veneto dalle connessioni tra il Sangiovese ed il Mantonico di Bianco derivarono il Gaglioppo, Il Mantenicone, la Guardavalle, il siciliano Nerello Mascalese, mentre dall’incontro tra il Mantonico, la Malvasia di Candia e la Marzenina bianca, derivò il siciliano Cataratto; dal Cataratto e dallo Zibibbo derivò il vitigno siciliano Grillo.

Nel territorio circostante Bianco, il Mantonico era molto diffuso, ma il merito di averlo valorizzato spetta alla comunità di Bianco appunto che lo rivendica come proprio e che di recente ha aumentato la sua notorietà per merito di Mariolina Baccellieri, che grazie al suo bravo enologo Giuseppe Liotti, ha avuto vari riconoscimenti a livello nazionale.

Non possiamo sapere se tale vitigno fu portato nella Locride dai coloni achei , provenienti dalla Locride

Ozolia, posta nella parte occidentale del golfo di Corinto o dai Tessali che nel V sec. a.C. tentarono senza successo di fondare una colonia nel territorio della distrutta Sibari, quando vi portarono le Aminie Lanate, le viti fortemente pubescenti che si diffusero in tutta la Magna Grecia e nelle colonie sibarite di Laos e Posidonia ( Paestum ).

Qualche debole indizio ce lo offre Ateneo di Naucrati, che nel suo “ Sofisti a banchetto “, parla dei migliori vini dell’antichità ed accenna ad un vino di Reggio, che diventava ottimo dopo 15 anni d’invecchiamento; ora sappiamo che il Mantonico, a causa dell’altissima presenza nelle sue uve di acidità totale si presta bene all’invecchiamento, pur essendo un bianco.

Sul territorio esistevano almeno due varietà di Mantonico, quello a bacca tondeggiante e quella a bacca ovale, con la foglia pentalobata pubescente, rotondeggiante però, con il seno principale a lira aperta e quelli laterali poco incisi.

A Bianco viene ancora preparato un vino da dessert con le uve essiccate del Mantonico, che diventa sublime dopo molti anni d’invecchiamento, ma anche il semplice vino tratto dalle sue uve, in purezza, richiede qualche anno prima di essere bevuto.


Orlando Sculli

contatti

Associazione Rudina

Viale G. Matteotti,1

89030 Ferruzzano (RC)

​​info@rudina.it

  Ideato e curato da Antonia Tallarida / Francesco Pezzimenti per Associazione Rudina © 2019

  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon
  • Black YouTube Icon