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Gambilli Donna



Gambili Donna

Pirus communis L.

Famiglia rosacee

Questa varietà di pero, veniva denominata a Bova, secondo la testimonianza del defunto poeta contadino Bruno Casile di Cavalli di Bova, Gambili Donna , di cui non si conosceva il significato sicuramente greco . Nei paesi circonvicini, da Bova dove non esiste più , fino a Ferruzzano, dove è stata salvata in extremis, prelevando gli innesti dall’ultimo pero ormai morto, veniva chiamata Gambi di donna.

Altrove si ritrovava sporadicamente oltre i crinali aspromontani nell’area di Santa Cristina e Delianova, che ricorda nel nome la sua discendenza da Delia, l’insediamento ellenico nel comune di Bova Marina, distrutta nel VI sec. d.C, mentre sicuramente l’area di diffusione privilegiata era quella dei greci di Calabria e specialmente la Chora di Bova.

Senza dubbio la denominazione riferita ad una parte del corpo femminile le venne data per assonanza in tempi recenti, dato che nei dialetti calabresi anche a tutt’oggi donna si dice “ fimmana “.

Lo scrivente chiese notizie al possessore dell’ultima pianta in assoluto di tutta l’area, Salvatore Talia di Ferruzzano , al quale fu riferito dallo scrivente che la vera denominazione anche nel passato più recente, era quella di Gambili Donna, ma egli rispose con assoluta determinazione che la vera è solamente Gambi di donna, in quanto il colore delle pere sono bianche come le gambe di una donna ed anche perché il peduncolo della pera è lungo come le gambe di una donna appunto .

Gli fu risposto con un leggero tono d’ironia che il peduncolo della pera in questione è lunghissimo, più della pera stessa, e nello stesso tempo fortemente inarcato nella maggior parte dei frutti , quindi non paragonabili alle gambe di una donna, a meno che non si tratti di una donna dalle gambe molto storte .

Il periodo di maturazione era collocato negli ultimi giorni di giugno e nella prima decade di luglio, il periodo più cruciale della mietitura, che ovviamente veniva effettuata a mano semplicemente con le falci.

Era molto duro lavorare al sole cocente, con un armamentario essenziale costituito dalla “Pettera” , un grembiale di cuoio che arrivava oltre i ginocchi e che serviva a proteggere la parte del corpo più esposta alla falce che poteva scivolare dagli steli di grano, agguantati con la mano sinistra e andare a finire su qualche parte del corpo stesso.

Per proteggere le dita delle mani da un’eventuale ferita c’erano i “ jiditali “ ossia dei pezzi di canna in cui s’infilavano separatamente le dita.

Il grano veniva falciato a “ Jèrmita “, manipolo, la quantità che entrava nella mano sinistra aperta, che veniva velocemente legata con steli del grano falciato e buttata a terra; dietro operava un altro mietitore, che raccoglieva i manipoli a dieci a dieci, legandoli assieme con gli steli mietuti del grano; i dieci manipoli legati assieme si chiamavano “gregna “, che a loro volta venivano radunati in “rote”, covoni.

Le pere della Gambili Donna erano un sollievo per i mietitori che si addolcivano la bocca arsa dalla fatica e dal sole, assieme alle ultime albicocche e ai fioroni “ gotti o botti “ che cominciavano a maturare.

Certamente ogni tanto si beveva “ a fontanella “ dalla “ bumbulotta “, orcio grande di cotto, che veniva tenuto sotto l’ombra di un albero, mentre si beveva il vino dal “ trumbunello” orcio di coccio invetriato sia all’esterno che all’interno, per cui non trasudava ; esso era comune a tutti i mietitori, mentre alcuni si portavano il recipiente personale, la “ stracozza” piccolo orcio ugualmente invetriato come il precedente e schiacciato a forma di piccola tartaruga.

Il vino intontiva , ma dava una forza nuova per cui i mietitori facevano il loro lavoro senza più sentire il caldo, protetti dalle insolazioni, dai cappelli di paglia a larghissime tese.

Oltre le Gambili Donna, in questo periodo maturavano le Reginelle, le pere Melone e cominciavano a maturare le pere Angeliche.

Le pere Gambili Donna hanno la polpa candida e sono leggermente aromatiche, un po' meno delle altre tre varietà sopra accennate che hanno un sapore fortemente aromatizzato.


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