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Fico invernale bianco




Ficus Carica L.

Fam.Moracee

Fico invernale o ficu i mbernu

Il fico, è accompagnato nel termine scientifico dall’aggettivo carica che significa originario della Caria, una regione del sud ovest dell’Anatolia, odierna Turchia.

Tale pianta era diffusa nell’antichità in Palestina, Siria ed Egitto, ma gradualmente raggiunse tutte le aree del Mediterraneo, anche quelle centro-occidentali; essa ama le zone temperate e rifugge da quelle fredde o molto calde , mentre al di fuori del Mediterraneo, è presente nelle aree temperate.

Essa diventa un albero non molto grande dalla buccia rugosa e grigia, mentre la linfa che scorre dentro di essa è un latice bianco, con potere irritante e le sue foglie sono grandi, trilobate o pentalobate, che cadono in autunno.

Il siconio dalla buccia verdastra o violacea viene impropriamente ritenuto il suo frutto, mentre sono in effetti i suoi frutti, i numerosissimi acheni che sono all’interno, circondati da una polpa molto dolce che viene mangiata.

Il fico si articola in pianta maschile, il caprifico o fico selvatico e la pianta femminile che produce i frutti commestibili, però solo dopo l’impollinazione con il polline del caprifico, tramite una piccolissima vespa, che lo trasporta a chilometri di distanza, da fichi selvatici che sono rari.

L’uomo però ha selezionato delle piante a maturazione“ partenocarpica “ ossia che maturano i frutti senza l’impollinazione , però le varietà più pregiate hanno bisogno dell’impollinazione.

Nella maggioranza dei casi i fichi , alla fine della primavera o all’inizio dell’estate producono i fioroni, frutti più grossi, dal sapore più delicato e meno dolce, successivamente alla fine di luglio e per tutto agosto producono i fichi o forniti, più piccoli e più dolci, ci sono però piante che producono solo fioroni oppure solo forniti.

In Calabria numerose erano le varietà che venivano coltivate per la produzione di frutti da consumare freschi e da conservare per l’inverno dopo l’essiccazione in estate.

La più importante varietà senza dubbio era la dottato, la più diffusa in tutt’Italia ed anche in Calabria che produce dei frutti verdastri tendenti al giallo, i più adatti all’essiccazione , ma ogni area aveva fichi particolari, non presenti in altre.

Nella Locride oltre al dottato o fico bianco, c’erano ( ora è rara ) la varietà schiavo, che dava dei fioroni che potevano superare i 100 grammi di peso, la catalana ( molto rara ormai), la bifara ( quasi estinta) la rattà ( estinta ), la troiana, che produceva solo fioroni e diverse varietà tardive bianche e violacee chiamate impropriamente d’inverno, in quanto maturavano i frutti a partire dai primi giorni di settembre e producevano per tutto il mese di ottobre; i loro fichi erano meno dolci di quelli propriamente estivi, ma molto stimati in quanto maturavano quando c’era meno abbondanza di frutta.

Delle varietà dette impropriamente d’inverno, esistevano alcune varietà che davano dei frutti violacei ed altre che producevano dei frutti nerastri o che davano sul marroncino, che avevano la particolarità di maturare normalmente, quando il tempo si conservava stabile ed asciutto, mantenendosi integri o al massimo accennavano ad aprire la buccia in lievi fenditure, chiamate “ cammiselle “,quando invece il tempo era inclemente i frutti spaccavano ed inacidivano.

C’era qualche varietà più resistente alla pioggia ed allora i frutti si mantenevano integri e nello stesso tempo dal gusto delicato.

Nell’area di Ferruzzano,il defunto Spartaco Domenico, aveva salvato dall’estinzione una varietà di fico tardivo che dà dei frutti bianchi simili al dottato, però dall’aspetto rotondeggiante e non piriforme , dal picciolo molto corto.

Egli aveva innestato tale varietà su un caprifico o fico selvatico a ridosso della piazza di Ferruzzano Saccuti, dove è curato dalla moglie Giuseppina Morabito, assieme ad un altro fico tardivo che dà dei frutti violacei.

Il bianco d’inverno, produce solo forniti o fichi a partire dei primi giorni di settembre e lo fa per tutto il mese di ottobre, tentando i passanti che si fermano ad assaggiare qualche frutto, ormai fuori stagione. La pianta in questione è l’unica che si conosca e bisognerebbe riprodurla per evitare il rischio d’ estinzione.