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Fagiolo di Roghudi



Phaseolus Vulgaris L.

Famiglia Papilionacee

Nome comune :Fagiolo di Roghudi

Agli inizi degli anni 50 del 900 un uomo di Africo fu ucciso nel letto della fiumara del Torno, come si chiama il Torrente Bruzzano nella parte che lambisce la contrada Asceti, ricadente nel comune di Africo appunto.

In questo tratto la fiumara è molto stretta ed incassata tra le rive ripide e pure in agosto l’acqua vi scorre in abbondanza, ma in ottobre il flusso è notevole.

Il delitto era avvenuto nel periodo autunnale ed il corpo dello sventurato era stato individuato poco prima del tramonto del sole e subito le grida della moglie giovanissima e bella, che abbracciava urlando due bambini in tenerissima età, fece accorrere dei ragazzi di Motticella che si trovavano non lontano. Nei pressi della casa della vedova vivevano in piccoli cascinali rurali, due famiglie di Roghudi, imparentate tra loro, i Maisano e gli Stelitano, e un ragazzo fu mandato da loro alla caserma dei carabinieri di Bruzzano per avvisare che era avvenuto un delitto nei pressi delle loro case.

Nuvole nerissime preannunciavano piogge imminenti, che avrebbero ingrossato il fiume, con il pericolo che il corpo del defunto potesse essere portato via, per cui era assolutamente necessario portarlo in salvo , lontano dal letto del torrente e così le donne delle due famiglie, dato che i loro mariti non erano ancora tornati dai campi, pregarono i ragazzi di Motticella di portare sul piano , lontano dal pericolo il defunto e così con immane fatica il corpo fu portato in luogo sicuro; uno dei ragazzi era Francesco Speranza.

La signora Maisano ringraziò i ragazzi in nome della giovane vedova e poi volle regalare loro ciò che aveva in casa ed in questo caso aveva solo una certa quantità di fagioli; glieli sistemò in tre panieri diversi, in quanto tale era il numero dei ragazzi, con l’impegno però di restituire i panieri; aggiunse inoltre che i fagioli dati loro in dono erano i più tipici di Roghudi , si mangiavano secchi ed erano molto buoni e dolci, quasi come i piselli.

Inoltre affermava che essi non avevano bisogno di molta acqua e riuscivano a prosperare anche in assenza di acqua abbondante.

Dei tre ragazzi, solo Francesco Speranza seminò i fagioli e fu molto soddisfatto di essi, tanto che ogni anno continuò a farlo e volle anche diffonderli, regalandone una certa quantità a sua cugina Orsolina Dieni che li coltivò fino ad una decina di anni addietro, quando diede una piccola parte allo scrivente, amico del suo defunto fratello, il dirigente scolastico Paolo Dieni.

Intanto le due famiglie originarie di Roghudi erano emigrate definitivamente in Germania, Francesco Speranza era morto ed Orsolina non piantò più i fagioli di Roghudi e neppure a Roghudi stessa, abbandonata, dopo l’alluvione del 1970 nessuno li coltivò più.

Lo scrivente, Orlando Sculli, continuò a coltivarli in piccole quantità , notando che erano particolari in quanto producevano baccelli molto simili a quelli dei piselli, dai semi rotondeggianti, bianchi a maturazione, che divenivano dopo un certo periodo avana chiaro.

Venuto a contatto, tramite Luisa Palermo, abitante a Cosenza , con alcuni ragazzi di Cosenza stessa e di Aprigliano che si dilettano di salvare semi di varietà in estinzione, diede metà dei semi del fagiolo di Roghudi che aveva a disposizione ; i ragazzi in questione militano nel Movimento 5 Stelle ed hanno avuto dal sindaco Pd di Aprigliano stessa, in uso dei campi appartenenti al comune.

Al momento hanno salvato sedici varietà di semi di fagioli, alcune di peri, altre di meli, hanno tentato di salvare, senza successo il castagno di Mammola, hanno diffuso l’ulivo del krisma con materiale fornito dallo scrivente e prevedono di ampliare il loro intervento.

Periodicamente effettuano degli incontri per cercare di sensibilizzare la gente sulla biodiversità, organizzando “Agorà “( in greco piazza ) all’aperto , puntando anche a salvare alcune varietà di peri, meli, aranci ed ulivi, in spazi pubblici ossia in piazze o parchi, incrociando le loro esperienze con altre organizzazioni.

A Cosenza in altri ambiti organizzativi, si è distinta Ivonne Piersanti, impegnata in Crocevia, associazione che si occupa di biodiversità, che tre anni addietro ritornò dalla Francia, rinunciando al suo periodo di vacanza , visitando in bicicletta i luoghi più marginali del Parco del Pollino, sul versante calabrese, e recuperò circa ottanta varietà di semi, adottando anche la pratica del baratto con altre persone, che hanno le sue stesse idee.

La parte dei semi del fagiolo di Roghudi rimasto allo scrivente , dopo varie traversie, fu rovinata dal tarlo dei legumi, perché non protetta adeguatamente in frigo e risultò non germinabile, mentre la parte mandata a Cosenza fu affidata, tramite Luisa Palermo, a Raffaele Falcone abitante in un paese della Presila, che riuscì a produrre qualche chilo.

Il ragazzo ebbe la tentazione di assaggiare i fagioli e restò estasiato per cui cominciò a cucinarli, ma fu fermato in tempo prima della soglia dell’estinzione dall’ammonimento di Luisa Palermo ed allora consegnò 34 semi: la fragilissima soglia tra estinzione e salvataggio.

Saremo in grado di effettuare un miracolo?