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Escursione Rocca d'Armenia



DESCRIZIONE SENTIERO :

L’escursione ha inizio dalla piazza antistante la chiesa di Ferruzzano Saccuti, procedendo in discesa attraverso Via Marando, da dove si continua, sempre in discesa, per circa 300m., lungo una strada a tratti in cemento ed a tratti in asfalto fino ad un cancello aperto. Superato il cancello, si procede sempre sulla strada carrabile per poi deviare a destra fino a giungere ai piedi di una roccia nella quale è scavato un palmento, parzialmente distrutto in epoca remota dagli invasori, con il preciso disegno strategico di minare la florida economia viti-vinicola dell’area. Ci si immette nella “strata consolari”, una via romana di lunga percorrenza per Reggio Calabria attraverso i Campi di Bova e Roccaforte del Greco, scavata per lunghi tratti nella roccia, che si snoda in discesa, fiancheggiata da querce e sughere, lungo Rocca Shiavone la quale ricorda nell’etimo lo stanziamento degli invasori saraceni dopo la devastazione del Borgo di Bruzzano nel 925 d.C., in quanto gli arabi dell’Africa Settentrionale erano chiamati “Shiavoni”. Giunti ad una grande quercia ai piedi della quale vi è un tavolo in legno, si devia a sinistra per alcune decine di metri, fino a giungere ad un palmento che reca impressa alla sommità della vasca di decantazione una croce bizantina; si è in località S. Domenica nella quale sono stati rinvenuti tracce di un insediamento bizantino con numerosi pithos, embrici ed altri antichi manufatti, in quanto nell’862 d.C., in seguito alla distruzione della Rocca degli Armeni da parte del Wali di Sicilia, essa fu sede del primo insediamento dei superstiti, chiamato Bruzzano. Si giunge quindi su un poggio panoramico che permette di ammirare la vallata di Bruzzano, la frana di Varellina verificatati in seguito alla distruzione per incendi dolosi del Bosco di Rosa e le “Gorne”, località cosi chiamata in quanto, nel novembre del 1921, le intense piogge ed i franamenti causarono un vero e proprio sprofondamento del terreno con la creazione di un enorme stagno poi bonificato. Si ritorna per un breve tratto sui propri passi, per immettersi in un antico selciato, per lunghi tratti intatto, che si snoda agevole in discesa, fiancheggiato, ai margini di aree non più in coltura, da querce, cisti e lentischi e dalle recinzioni di appezzamenti coltivati a vite ed ulivo, fino a giungere alla Rocca Armenia o Bruzzano Vetere.


STORIA:



Bruzzano Vetere fu un villaggio rurale fondato dai Bruzi, letteralmente sembra significare “l’ultimo rifugio del Bruzio”, quando i coloni greci d’oltremare, verso l’VIII sec. a.C., sbarcarono presso il promontorio di Capo Zeffirio, oggi denominato Capo Bruzzano, costringendo i Bruzi, popoli indigeni, ad arretrare nell’entroterra.

Nell’area, oggetto anni fa di un’opera di “consolidamento e recupero” per la piena fruizione a scopo turistico-culturale, si erge maestoso lo sperone d’arenaria denominato Rocca d’Armenia (Armegna nel dialetto locale), dove, nel 627 d.C. in seguito all’invasione persiana dell’Impero Bizantino, trovò sicuro rifugio un nucleo di profughi di origini siriano-armene, intitolandolo alla loro patria. Impressi indelebilmente nella Rocca vi sono i segni della sua millenaria frequentazione antropica; infatti ai suoi piedi, sulle pareti verticali, vi sono due grotte scavate nell’arenaria, la più piccola munita di giaciglio per l’eremita che l’avrà abitata e di mensolette per riporre le icone. Sopra la Rupe, accanto ai muri del castello edificato dal duca Giovanni De Brayda nel 1275, a custodia del porto di Capo Zefirio, sul lato sud vi è una chiesetta d’ispirazione bizantina, sulla cui parete ovest resistono tracce di affreschi. Numerose sono le cisterne ricavate nell’arenaria, adibite alla raccolta dell’acqua, per affrontare eventuali lunghi assedi. Nella parte più occidentale, a ridosso di un precipizio, si ammira un altare sacrificale precristiano, alla cui base due muri semidiroccati delimitano un cunicolo che rappresentava una via di fuga, in caso di assedio non più sostenibile.

La Rocca Armenia sarà stata un centro importante nel corso dell’VIII e prima metà del IX sec., probabilmente anche sede vescovile osservante della chiesa di Costantinipoli, come attesta la presenza nell’area di numerose chiesette basiliane; inoltre alle sue vicende storiche è legata l’origine di diversi paesi dell’Apromonte Orientale. Infatti, il 7 maggio del 925 d.C. vi fu la prima di una serie di invasioni saracene nel porto di Capo Zefirio che devastarono il Borgo di Bruzzano, costringendo la popolazione terrorizzata e decimata a trovare rifugio sulle colline soprastanti, fu così che nacquero diversi casali di Bruzzano: Motta o Motticella, Ferruzzano, il Salvatore ossia Casalnuovo, Petracore o Samo. L’antico sito della Rocca Armenia fu poi ripopolato durante la dominazione normanna, assunse il nome di Bruzzano Vetere e conobbe un periodo di prosperità. Nei secoli successivi, la Rocca, che vide l’arrivo di profughi provenienti dal Caucaso, specialisti nella coltura della vite, dopo aver tenacemente resistito alla furia islamica dei pirati turchi, il 23 ottobre del 1907, in seguito ad un violento terremoto, fu evacuata per danni considerevoli agli edifici e la triste storia di diaspora non si è arrestata interessando successivamente anche gli antichi centri di Ferruzzano, Brancaleone e Precacore, sui quali aleggiano tristi gli spiriti degli antenati armeni.


Ai piedi della Rocca Armenia, si ritorna sui propri passi, imboccando la strada asfaltata che si snoda a destra, sopra l’anfiteatro e, dopo circa 150 m., ci si immette sulla carrabile che procede a sn. in discesa, fino a giungere all’azienda del Dott. Zappia ormai in stato di abbandono. Dalla località “Varellina”, procedendo facilmente in leggera salita, lungo un sentiero che si snoda agevole attraverso aree non più in coltura colonizzate da ferule ed inule viscose, alternate a tratti di macchia mediterranea, si giunge in località “Gorne”. Arrivati ai piedi della “ Rocca di Scania”, si devia a sinistra, seguendo una vecchia mulattiera, rovinata dl passaggio di mezzi meccanici, che procede zig-zagando in salita e, attraverso un appezzamento coltivato ad ulivi, conduce, all’antico selciato “Stinchi-Trapani”, che, sempre in salita porta agevolmente al Borgo di Ferruzzano.


DIFFICOLTA’ : E.

TEMPO DI PERCORRENZA : ore 5:00

DISLIVELLO : 330 SLM – 475SLM

COMUNI INTERESSATI : Ferruzzano - Bruzzano


Per Info e prenotazioni di visite guidate - Santo Panzera

Cell. 340-3885483

contatti

Associazione Rudina

Viale G. Matteotti,1

89030 Ferruzzano (RC)

​​info@rudina.it

  Ideato e curato da Antonia Tallarida / Francesco Pezzimenti per Associazione Rudina © 2019

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