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Dolica di Brancaleone



Phaseolus vulgaris L.

Famiglia Papilionacee

Dolica di Brancaleone

La Dolica di Brancaleone, come tutte le altre doliche ( gr.dolicos -lungo ) rappresenta l’eredità del Mediterraneo antico ed è originaria dell’Africa, come il Fagiolo dell’Occhio, bianco dall’ilo nero, mentre il presente è tutto nero con l’ilo bianco.

Fino a quando Brancaleone Superiore, non fu abbandonata completamente, cosa che avvenne alla fine degli anni 50 del 900, la varietà di fagiolo qui presentata era dominante nel territorio di Brancaleone stessa, specialmente lungo le aree ripariali del piccolo torrente Al-Talìa , ma dopo che l’antico borgo si spense, contemporaneamente essa non fu più coltivata se non sporadicamente da qualche persona anziana e con il passare del tempo scomparve del tutto dal suo territorio al pari delle persone che frattanto andarono via per sempre.

Una decina di anni addietro lo scrivente ebbe modo di andare a trovare il pastore Giovanni Crea di Bruzzano e si accorse che la moglie preparava per essere cucinati i baccelli di una varietà di fagioli quasi identici a quelli dell’Occhio, ma neri con l’ilo bianco.

Seppe che il marito aveva recuperato i semi di quel tipo di fagioli più di quarant’anni anni prima a Brancaleone Superiore e d’allora ogni anno li aveva coltivato perché erano molto produttivi.

Allora chiese alla signora dei semi ed ebbe solo un baccello secco che conteneva sei o sette semi maturi, che ripose sul cruscotto della sua macchina.

Il baccello si aprì ad un certo punto e dei sei o sette semi rimasero solo due, in quanto gli altri con il movimento della macchina scivolarono dentro l’abitacolo e non ci fu modo di recuperarli.

I due semi furono conservati per tutto l’inverno e in primavera furono posti in un vaso a germogliare , ma spuntò solamente una piantina che crebbe vigorosa e s’inerpicò sul filo dove venivano stesi i panni ad asciugare.

Alla fine di maggio cominciò ad emettere dei fiori bellissimi , di un tenero pervinca nel primo mattino, ma quando il sole cominciava a risalire nel cielo essi si richiudevano e solo due ore prima del tramonto essi si riaprivano, mostrando però un colore diverso, tendente al giallo tenue.

Alla pianta fu riservata la massima cura per cui produsse adeguatamente e furono recuperati alla fine della stagione circa 120 semi.

La primavera seguente furono donati metà dei semi alla dott .essa Luisa Palermo di Cosenza che coordina la distribuzione dei semi di piante calabresi in estinzione fra gli iscritti delle 5 Stelle del Met-Up di Cosenza ed ella consegnò ad alcuni pochi semi e le più attive risultarono la signora Paolina Cavalcanti di San Marco Argentano e la signora Maria Concetta Carnevale di San Lucido che con grande diligenza curarono le piante che spuntarono.

Naturalmente furono consegnati altri semi, che ebbero ugual successo nella riproduzione mentre il gruppo cerca di migliorare il suo impegno alla ricerca di nuovi semi o nella riproduzione di piante in estinzione, guardando ad altre organizzazioni territoriali che ormai operano da anni, tra cui l’associazione Crocevia, che solo nel comparto dei semi autoctoni è arrivata ormai a centocinquanta semi appunto, avendo avuto come collaboratrice di punta Ivonne Piersanti , che da sola era stata capace di trovare nel Pollino più di 50 semi di piante in estinzione; Ivonne vive in Francia e le sue vacanze nella sua città, Cosenza, le trascorre alla ricerca di semi.

L’estate scorsa il dott. Fausto Jori, manager di punta della società di consulenza Reply, con sede a Milano, ha avuto i semi della Dolica di Brancaleone, della Rignunedu di Caulonia, del Poverello , del Lab-Lab, della Dolica di Palizzi, quelli della melanzana Verde di Bianco e della melanzana Zuccarigna di Ferruzzano.

Egli si è infatuato della Calabria, oltre ad essersi innamorato di Roghudi, dove ha trovato un cagnolino abbandonato, chiamandolo proprio Roghudi, e ha comprato quasi quattro ettari a Cropani ( CZ) e ha costituito un’associazione con altri professionisti del Catanzarese, tra cui l’avvocato Roberto Viscomi di Botricello, che si sta impegnando a comprare dei terreni abbandonati da coltivare con piante interessanti.

Fausto Jori nel suo terreno di Cropani coltiva la melanzana in estinzione di Amantea e i suoi frutti li manda come prodotti biodinamici a Londra ed Amburgo, mentre contemporaneamente coltiva anche la Stevia, le cui foglie sono utilizzate come dolcificanti naturali, molte volte più dolci dello zucchero, utilizzabili anche dai diabetici.

Con queste piccole iniziative, se diventeranno generalizzate, si potranno sconfiggere i tentativi al momento vincenti delle multinazionali dei semi che è quello di privare i contadini dei propri semi tradizionali e che nel frattempo hanno messo le mani sui terreni più fertili dell’Africa e dell’America latina, mentre ad esse si è aggiunta pericolosamente la Cina che ha comprato fette immense del Continente Nero; la prossima partita a livello planetario sarà quella dell’acqua e ricordiamo che quella degli acquedotti calabresi appartiene per buona parte alla società francese Veolia, a cui l’hanno venduta gli amministratori calabresi.


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