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Denti di cavallo di Brancaleone



Nome comune: Denti i Cavallu di Brancaleone

Punica Granatum L.

Famiglia Punicacee

Nel percorso dell’autunno 2017, a partire dai primi di ottobre, si è andati alla ricerca del melograno che desse frutti ottimi, mentre l’elemento costante nell’indagine condotta è stata quello di riscontrare ovunque le melegrane particolari o diverse rispetto a quelle degli anni precedenti.

Inoltre si è cercato di capire perché si aprissero al tempo della maturazone e alla fine si è constatato che dove le piante avevano potuto godere del beneficio dell’acqua, i frutti risultavano in prevalenza intatti, per cui alla fine si è giunti alla conclusione che se si vuole avere dei frutti perfetti, bisogna costantemente irrigare i melograni a partire dalla fine di maggio con la cadenza di almeno una volta ogni quindici giorni.

Intanto però, nelle aree non irrigate, i frutti si aprono quando piove poco prima della loro maturazione in quanto avviene che gli arilli ossia i grani, assumono rapidamente più acqua della buccia esterna che li contiene e ingrossando fanno pressione e spaccano il frutto stesso.

Nell’autunno del 20016 l’episodio più importante, in relazione ai melograni, fu costituito dall’individuazione di una varietà particolare in una contrada di Brancaleone.

Alcuni anni addietro la titolare di una macelleria di Ferruzzano Marina, originaria di Brancaleone, la gentilissima Francesca Mauro, espose con orgoglio una melagrana del suo paese d’origine dalla pezzatura molto grande; superava di molto il kg di peso e la sua buccia era caratterizzata da un rosso brillante .

Le si chiese da chi l’avesse avuta e rispose che gliel’aveva portata suo padre, che l’aveva avuto in dono , ma non sapeva da chi.

La ricerca fu vana per alcuni anni in quanto tutti coloro a cui veniva richiesta un’informazione precisa sulla pianta che produceva quei frutti portentosi, cadevano dalle nuvole e rispondevano che a Brancaleone non esistevano piante di melograni che producessero frutti più grandi di quelli dei paesi vicini.

Fu coinvolto in tale ricerca il commercialista Antonino Garoffalo, che preferisce a tutti gli altri, il frutto del melograno e pertanto conosce le varietà di Brancaleone.

Egli aveva avuto modo di visitare un campo in contrada Piraino di Brancaleone, nell’ottobre del 2016, di un suo cugino, il maresciallo dei carabinieri in pensione Domenico Carteri e restò sbalordito quando si trovò davanti a cinque piante di melograni alti più di sei metri, rigogliosi e dalla chioma espansa, carichi fino all’inverosimile di frutti dalla pezzatura al di fuori del normale.

Volle aprire un frutto e constatò che gli arilli erano più grandi del solito, per cui dedusse che si trattava di una melagrana Dente di Cavallo e cominciò a gustare i grani dal sapore dolce, dai colori che variavano dal rosso al rosa carico.

Mangiando dei frutti verificò che i grani erano dotati di semi molto teneri, per cui diventava naturale ingoiarli, ma continuando ad osservare le piante constatò che molte melegrane erano aperte e seppe dal suo parente che ciò era accaduto in quanto giorni prima c’era stata pioggia abbondantissima e di conseguenza i grani erano ingrossati e la buccia esterna non li aveva più contenuti, per cui i frutti si erano aperti; di solito nelle annate con l’inizio dell’autunno meno piovoso ciò accade di meno, ma il fenomeno non è completamente assente.

Gli avevano consigliato di irrigare le piante a partire dai primi di giugno e così facendo la buccia esterna sarebbe cresciuta proporzionalmente ai grani che non avrebbero fatto pressione tale da far aprire i frutti.

Il dott. Garoffalo ,notò inoltre che l’interno, in proporzione alla grandezza , era ripartito meno del dovuto e che la cica o membrana che delimitava le partizioni, era abbastanza delicata.

Scelse allora le melegrane più notevoli e volle pesarle; il peso della più grande superava i 1200 grammi.

Per il momento in Calabria tale varietà è ineguagliabile per la dimensione ed anche per la bontà dei suoi frutti e può darsi che sia identica al melograno di Imola, che può produrre delle melegrane dal peso superiore ad un kg e mezzo di peso; addirittura nel 2009 Guido Sergi, esponente di punta dell’Arpa Emilia Romagna, consegnò a Giorgio Napolitano, allora presidente della repubblica una melagrana di Imola dal peso di un chilo ed ottocento grammi.

Intanto il dott. Garoffalo alla fine di febbraio del 2017, quando ancora le piante non avevano ancora iniziato a vegetare, staccò delle marze e le conservò in frigo, sigillate da mastice ed avvolte in un pezzo di plastica nero e le conservò fino ai primi di aprile, quando la pianta accennò ed emettere i primi germogli; fece praticare degli innesti a corona su melograni che producevano frutti non appetibili.

Gli innesti ebbero successo ed egli, molto contento, cominciò ad evidenziare le cinque piante del suo parente, per evitare che si estinguessero .

Fece anche la ricerca sull’origine della pianta madre e la identificò grazie al suo cugino Carteri. Essa ha circa settant’anni di età, secondo le indicazioni di qualche vecchio e vive negletta, ai margini della provinciale per Bruzzano in contrada Fiumarella di Brancaleone, in un campo incolto, appartenente ad un’antica famiglia del paese, i Leocane, emigrati da tempo in Abruzzo.

Una particolarità negativa è doveroso evidenziarla, in quanto i frutti di tale varietà di Melograno non si prestano ad essere conservati, in quanto i grani dopo pochi giorni da quando i frutti sono staccati dalla pianta, si degradano velocemente.




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