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Capra a quattro corna




Capra aspromontana

A quattro corna

Capra hircus L.

Nel territorio della Locride centrale sopravvive, insidiata da varietà introdotte da svariate parti d’Italia o addirittura dall’estero la Capra Aspromontana .

Infatti da Sud avanza con successo, facendo terra bruciata attorno all’Aspromontana, la Girgentina ossia la siciliana originaria della provincia d’Agrigento, dal manto omogeneo o monotono, che tende all’avana chiaro, molto diversa dalla capra delle nostre parti che esprime una bellezza altera e una diversità stupefacente rispetto a tutte le altre.

Infatti ad essa era attribuito il nome dal manto che essa esibiva, definito con termini derivanti dall’antichità classica , latina o greca.

I termini di definizione variavano da zona a zona ed in alcuni casi si andava nei particolari minimi, che sbalordiscono , pensandoci; basti pensare che veniva ricavato un nome persino dal colore della punta delle zampe diverso dal resto del manto.

Sarebbe necessario salvare dall’oblio definitivo i termini di identificazione del nome delle capre, derivante dal manto appunto.

Tanto per cominciare si partiva dalle corna sempre aperte e quelle dalle corna possenti venivano chiamate Dragune, mentre quelle delle Girgentine sono abbastanza chiuse, poi si passava anche ad esemplari senza corna, denominate Gulle, ossia senza corna o addirittura dalle orecchie e qualora le avessero molto grandi esse venivano denominate Martisi, perché originarie di Malta.

Di recente è state introdotta addirittura dalla Francia una varietà di capra abbastanza mansueta, dal manto bianco, talvolta intriso di nero , che ha il merito di fare latte più in abbondanza rispetto alle Aspromontane, che però , dicono i difensori dell’ultime, è molto più magro del latte delle nostre capre per cui rende molto di meno.

Infatti per ricavare una forma di cacio di oltre un chilo, occorrono 15 litri di latte di Aspromontana, ma per realizzare una forma dallo stesso peso con il latte delle francesi, occorrono circa 20 litri .

In compenso le francesi sono molto più pacifiche, tranquille e l’estate scorsa osservai il loro comportamento , quando lasciai per distrazione il cancello aperto del campo dove difendo una vigna particolare e dove d’estate curo un orto.

Le francesi entrarono cautamente, quasi con educazione, e cercarono di brucare ciò che trovavano, senza ricercare l’orto con i peperoni , melenzane e pomidori e poi al minimo invito, andarono via con una certa ritrosia.

Qualche giorno dopo, andando verso Ferruzzano Superiore, ormai completamente abbandonato, avvistai una capra Aspromontana, dal manto bianco e nero, quindi Jérina , inerpicata sopra un ulivo su cui era salita, di cui brucava tranquillamente le foglie ; l’ulivo aveva il tronco un pò inclinato.

Nel periodo estivo, quando manca l’erba fresca, le Aspromontane , alla ricerca di qualcosa di fresco si cibano anche delle scorse tenere da mondare degli ulivi, anche di quelli più vecchi.

I pastori con le conoscenze più raffinate del mondo pastorale antico, maestri insuperabili, nella Locride centromeridionale sono Benedetto Tuscano che vive in contrada Stabile del comune di Staiti e Domenico Rodà, ormai non più in attività, nel comune di Bruzzano.

Essi denominano le capre dai dettagli minimi del loro manto, per cui chiamano Chalipa ( il ch deve essere aspirato ) Janca una capra con il volto bianco ed il resto del manto d’altro colore; infatti Chalipa deriva dal greco e significa “ dal bel volto “.

“ Risorsina “ era chiamata invece una capra dal manto tendente all’avana chiaro, quasi biondo, mentre “ lafina “ indicava una capra dal manto dal colore di un cerbiatto ( gr. Èlafos- cerva ) ecc.

Benedetto Tuscano ormai da decenni mantiene l’ antica varietà di capra aspromontana da cui ogni tanto nasce una capretta che crescendo sarà dotata di quattro corna e quando si verifica tale caso immediatamente scatta la richiesta di compravendita; addirittura l’anno scorso una capretta è stata venduta ad un siciliano.

La capra a quattro corna compare ogni tanto anche sulle montagne di Samo, nel gregge di Stefano Bonfà in contrada Litri o in quello di Pietro Brancatisano in contrada Arcà.

Anni addietro, Arturo Rocca di Locri, ex dirigente amministrativo, in pensione, ora guida turistica in qualità di esperto conoscitore delle nostre montagne, mentre guidava un gruppo di turisti sulle montagne appunto di Samo, si trovò di fronte uno spettacolo insolito: un possente esemplare di becco a quattro corna di varietà aspromontana, che non sfuggì al suo obiettivo.

Era uno “ zzìmmaru o Zzìmbaru” “castinu”, anzi ” Chalipu Castinu”, in quanto il volto era di colore diverso del resto del manto ossia un becco dal manto color castano chiaro , con la parte posteriore del corpo tendente al biondastro, pertanto in parte “ risorsinu” ossia “ biondino “, con il volto nero.

Fu avvistato nell’area di Arcà sui declivi che guardano verso la fiumara La Verde e sembrò uscire dalle tenebre di un passato remotissimo, addirittura dal neolitico quando era stata addomesticata la capra aegagrus hircus nelle steppe dell’Asia sud occidentale, che talvolta era dotata da quattro corna.

Tale visione possente ed inusuale impressionò i turisti che portarono con loro l’immagine di una Calabria capace di offrire sempre fortissime emozioni.






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