contatti

Associazione Rudina

Viale G. Matteotti,1

89030 Ferruzzano (RC)

​​info@rudina.it

  Ideato e curato da Antonia Tallarida / Francesco Pezzimenti per Associazione Rudina © 2019

  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon
  • Black YouTube Icon

L'arrivo deinormanni e degli angioini

L’arrivo dei normanni e poi degli angioni

Tale situazione cambiò completamente quando i normanni, guidati da Roberto il Guiscardo, assieme al fratello Ruggero, completò la conquista dell’Italia meridionale, strappata ai bizantini con la caduta di Reggio nel 1060 e la conquista della Sicilia, sottratta definitivamente agli arabi, nel 1091.

Tutte le comunità vissero in sicurezza e progredirono durante il periodo normanno-svevo, ma dopo la morte di Federico II di Svevia il papato invitò i francesi di Carlo d’Angiò ad occupare il regno dei normanni e ciò avvenne dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento nel 1266.

Infatti dopo la conquista del regno dei normanno-svevi la ricca baronia normanna di Bruzzano, fu smembrata e divisa in tre parti.

Una parte fu assegnata prima ad Egidio Appard, costituita da Vetus Bruzzano con 882 abitanti  ( l’attuale Rocca Armenia ora abbandonata ), dal ComitatusBruzzani con 427 abitanti e  dal casale di Pozzano con 369 abitanti, poi ad Gualtiero Appard di Bevagna che la cedette al regio demanio, per cui il 20 maggio del 1274 fu assegnata a Giovanni De Brayda di Alba, che era stato giustiziere nella terra di Otranto.

Un’altra parte dell’ex baronia normanna, ossia Policore con 782 abitanti, ( Samo attuale con il territorio di Sant’Agata)  fu assegnata a Filippo Balderi o Baldello che ne divenne il signore.

L’ultima terza parte fu assegnata a Pietro Ruffo con un altro insediamento chiamato Bruzzano, l’attuale Ferruzzano Superiore, il borgo abbandonato, con Torre Bruzzano, per complessivi 1175 abitanti.

Come si può dedurre l’antica baronia normanna di Bruzzano, dopo la conquista angioina contava 3635 abitanti, mentre nello stesso periodo Reggio contava 4368, Bova 1806, Amendolea2244,Bovalino 618, Gerace 2091, Grotteria 2605, Castelvetere ( Caulonia ) 1908, Stilo 2333.6).

La dominazione angioina determinò quindi la decadenza dei territori che avevano costituito la prospera baronia normanna di Bruzzano, che addirittura aveva un’importante area portuale forse naturale, infatti il toponimo Calanello, dove sorge l’attuale Ferruzzano Marina, significa piccola Cala , ossia baia protetta dai venti ( ar. Kalla, luogo protetto dai venti).

Sappiamo ciò da una disposizione del principe di Salerno al giustiziere di Calabria del 1276 per i baroni che avevano feudi sul mare, a non esercitare commerci marittimi e avendo porti a non esercitare commerci in genere, senza l’autorizzazione regia.

Replicò il giustiziere, fornendo l’elenco dei feudatari che avevano dei porti e fra questi figurano Giovanni De Brayda di Alba, signore della Terra Vecchia di Bruzzano e Pietro Ruffo conte di Bruzzano ( Ferruzzano ) e di Bovalino, che era munito di una superfortezza ( una delle 23 di tutta la Calabria ) fatta costruire da Federico II di Svevia.

BruzzanoVetus( o Terra Vecchia di Bruzzano) aveva il suo porto a Ferruzzano Marina, dove prima della costruzione della ferrovia si sviluppava una baia  che s’incuneava nella terraferma per circa 500 metri protetta dalle alture attorno.

La sua giurisdizione andava sulla costa da Capo Bruzzano a San Niceto ( il castello di Motta Sant’Aniceto era collocato e lo è ancora nel comune di Motta S.Giovanni); ad esso sovraintendevano Tommaso Baldino ed Eugenio di San Niceto.

 Pietro Ruffo, conte di Bovalino, aveva il suo porto a Bovalino stesso e la sua giurisdizione arrivava a sud al confine con il territorio di   Bruzzano Vetere; ad esso sovraintendevano Palmerio di Teti e Lucio Accafidi  Bovalino.7)

Nel porto di Bruzzano nel 1284 , dal cinque al dieci agosto, si fermò il re Carlo D’Angiò che preparava un attacco agli aragonesi di Sicilia, in seguito alla guerra dei Vespri e nel 1996, emersero dalla spiaggia erosa, a Ferruzzano Marina, a ridosso di Capo Bruzzano, in seguito ad una violenta mareggiata, decine e decine di sfere di pietre; erano forse dei proiettili per macchine di guerra da utilizzare in Sicilia da Carlo D’Angiò o erano sfere per catapulte del periodo romano ?

All’atto dell’insediamento Giovanni De Brayda chiese al re l’autorizzazione per costruire un castello, dato che ne era sprovvisto e gli fu concessa, però a spese dei sudditi e l’assenso arrivò tramite il giustiziere di Calabria.8)

La seconda Bruzzano ( Ferruzzano ) non ebbe un castello in quanto ne era feudatario Pietro Ruffo, conte di Bovalino che possedeva una formidabile fortezza, ma probabilmente un’area incastellata sarà stata presente a Torre Bruzzano, che probabilmente sorgeva su Capo Bruzzano.

A partire dal 1313 anche Bruzzano Vetere passò ai Ruffo e ne condivise le vicende che certamente non furono esaltanti, mentre ad un certo punto il borgo localizzato sull’altura dove sorge il borgo abbandonato di Ferruzzano, cominciò a cambiare nome ed invece di chiamarsi ancora Bruzzano, cominciò ad essere denominato Ferruzzano.

Secondo Rholfs, esperto anche di storia calabrese, il nome derivava da  Bruzzano che ad un certo punto divenne Fruzzano e poi alla fine Ferruzzano, invece Francesco Nucera nella sua opera fa derivare il nome da Peribruzzano, dove la preposizione greca perì, che poi divenne ferì, significa presso, quindi villaggio nei pressi di Bruzzano.9)

A partire dal 1313 Ferruzzano seguì le sorti di Bruzzano, che fu assegnata a varie casate, fino a quando nel 1674 divenne duca Giuseppe Carafa, figlio di Vincenzo, nipote di Fabrizio, primo principe di Roccella.

I Carafa furono duchi di Bruzzano fino alle leggi eversive della feudalità, promulgate da Giuseppe Bonaparte nell’agosto del 1806.

 

 

                                                                               < 7 >