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Aragonesi,spagnoli,incursioni turche 

Gli angioini governarono il Regno di Napoli, fino al 1443, quando Alfonso V D’Aragona il Magnanimo s’impadronì del regno con il nome di Alfonso I.

Gli aragonesi governarono discretamente il regno che cominciò a risollevarsi, ma nel 1494 cercò d’impadronirsi del Regno di Napoli, di cui fu re nel 1495, Carlo VIII re di Francia, sostituendosi agli aragonesi, che chiesero aiuto ai reali di Spagna.

Iniziarono una serie di guerre che si conclusero verso la metà del 500, ma nel 1504 il regno di Napoli passò alla Spagna che iniziò a mal governare.

I riflessi negativi si ebbero anche in Calabria, dove nel 1511 iniziarono a manifestarsi i primi attacchi dei corsari turchi , che devastarono Reggio per tre giorni e fu l’inizio di un martirio senza fine che funestò tutte le comunità anche quelle lontane dal mare e naturalmente anche Bruzzano con i suoi casali ( frazioni, tra cui Ferruzzano ) subì un tracollo demografico.

 

Infatti Bruzzano nel 1532 fu tassato per 117 fuochi ( un fuoco corrispondeva a 5 persone ), 585 abitanti , ma la punta più bassa si ebbe nel 1595, quando i fuochi furono appena 45 ( quindi 225 persone per Bruzzano e i suoi casali, Ferruzzano, Motticella,  S. Salvatore poi Casalnuovo d’Africo ecc.

I turchi arrivavano all’improvviso ed attaccavano gli abitati, rubando, uccidendo e portandosi via gli uomini validi, i giovani, uccidendo gli inabili e i bambini nati da poco; tutti venivano avviati e venduti nei mercati degli schiavi; le fanciulle più belle andavano a finire negli Harem.

In tali situazioni ogni attività venne a cessare o ad essere delimitata di molto, per cui vennero organizzate delle truppe mobili per contrastare il fenomeno e furono costruite le torri cavallare, ossia amministrate da uomini a cavallo, che quando avvistavano una nave in arrivo, la segnalavano con il fumo e poi con i loro cavalli andavano ad avvisare dell’arrivo dei pirati turchi.

In tale contesto di degrado e di pericolo, il papa Pio V organizzò una Santa Lega a cui presero parte la Spagna, l’Austria, il Ducato di Savoia, la Repubblica di Genova, di Venezia, Malta, il Granducato di Toscana, Lucca, Mantova, Urbino, Ferrara.

La flotta cristiana formata da 220 unità ebbe a disposizione 70.000 combattenti, mentre quella turca disponeva di 88.000 combattenti e di trecento unità.

Il 7 ottobre 1571 si ebbe lo scontro a Lepanto, a sud ovest della penisola del Peloponneso nello Ionio, dopo che una parte della flotta cristiana, partita dal porto diMessina, sostò nelle acque di Capo Spartivento.

In relazione al numero dei combattenti cristiani, i calabresi furono duemila.

I cristiani ebbero 7500 caduti e i calabresi, che si batterono come leoni ebbero 600 morti, sul totale di circa 70.000 combattenti; i calabresi  furono tra quelli che circondarono la nave ammiraglia della flotta turca e decapitarono il comandante in capo MehemetAlì.

I turchi ebbero circa 30.000 morti e persero la maggior parte delle navi.10)

Ovunque negli stati cristiani ci fu giubilo e a Staiti una chiesa fu dedicata a Santa Maria della Vittoria, a Bruzzano venne eretta la chiesa alla Madonna della Catena e a Ferruzzano la chiesa del Rosario che fu inghiottita da una frana nell’800.

Nonostante ciò, ricostituita la flotta, anche per opera di un rinnegato calabrese Giovan Dionigi Galeni, originario di Isola Capo Rizzuto, detto Ulug Alì ( Ucciallì), a cui è dedicata una tomba monumentale in un cimitero di Istanbul, nel 1574 i turchi ricominciarono con le scorrerie e nel 1581 venne incendiato Bovalino e nel 1594 Scipione Cicala, rinnegato messinese, devastò Reggio, Bianco, Bovalino, Condoianni, S. Nicola ed Ardore.

L’8 settembre dello stesso anno, Cicala attaccò Caulonia, ma aveva organizzato la difesa, anche con tutta la popolazione civile, Fabrizio Carafa, principe di Roccella che fece accogliere con una nutrita scarica di archibugi i turchi che lasciarono sul terreno circa duecento morti e si diedero alla fuga.

Nel 1612 Bianco respinse con successo un attacco turco e nel 1622, in ricordo dell’evento, con il concorso di tutti i paesi vicini, fu fondato il convento del Crocefisso.

Il 21 giugno del 1638 i turchi sbarcarono sulla spiaggia di Brancaleone, devastando tutto il territorio circostante ed allora Vincenzo Carafa, duca di Bruzzano e principe di Roccella, si ritirò a Staiti e diede ordine a tutti i cittadini di retrocedere all’interno di almeno dieci km, portandosi dietro i beni mobili.11)

Gli attacchi nei periodi successivi divennero meno frequenti, grazie alle migliorate organizzazionidifensive ed anche perché la forza espansiva dell’impero turco era cessata, contenuta dalle forze in crescita dell’impero austriaco e di quello russo.

Tutta la Calabria era esausta ed anche la Terra di Bruzzano con i suoi casali era ridotta in una landa senza prospettive, per cui nel censimento del 1669 vengono annotati solo 47 fuochi, ossia 235 abitanti ,e nel documento 173 dell’Archivio Segreto  del Vaticano si legge in riferimento a Ferruzzano: tale territorio èsotto la pertinenza e la giurisdizione di Bruzzano, ha una chiesa parrocchiale con il suo economo. Gli abitantiin tutto sono 112 e di essi 10 hanno assunto il sacramento della Comunione. Per un altro casale, forse Motticella, si legge in testa al documento: In tale casale in agro di Bruzzano, vi è una chiesa parrocchiale curata da un economo. Gli abitanti in tutto sono 55 e di essi 30 hanno assunto il sacramento della Comunione.Sommando i due dati si ottiene la somma di 167 unità, per cui Bruzzano contava solo 68 abitanti, senza mettere nel conto il numero delle persone di qualche altro casale.

La causa dello spopolamento era stata la vicinanza del porto di Bruzzano, dove arrivavano con facilità i corsari che avrebbero devastato il territorio.

 

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