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Giuseppe Zangara, l’anarchico

 

Tra gli emigrati, nel 1923, ci fu Giuseppe Zangara, che da adolescente era stato affascinato dalle idee anarchiche diffuse da Peppino Morabito a Ferruzzano e dall’ingegnere Bruno Misefari di Palizzi; egli era stato in amicizia addirittura con Pia Tonolli, la moglie di Misefari.

Egli, prima della partenza per l’America era visitato misteriosamente nella casa in campagna dove era nato, a Ferruzzano, da strane persone,  giudicati da quelli che li vedevano come ‘ndranghitisti, ma stranamente erano  vestiti elegantemente ( testimonianza del defunto Domenico Bono ) e ciò ancor di più insospettiva; erano  anarchici?

Giunto in America risiedette prevalentemente nel New Jerseyad Hachensack, ma nell’ultimo periodo della sua vita  dimorò a Miami in Florida, da cui agli inizi del 1933 si spostò per recarsi a Petterson nel circolo degli anarchici italo-americani  nel New-Jersey, che nel 1933 decise di uccidere il presidente degli Stati Uniti, per vendicare Sacco e Vanzetti, i due anarchici condannati a morte da innocenti.

Tirando a sorte, tra i frequentatori più fidati del circolo il nome dell’attentatore, la sorte toccò a Zangara.

In tale occasione volle andare a visitare il suo amico d’infanzia e vicino di casa a Ferruzzano, Sculli Domenico Antonio,con cui cominciò a parlare delle vicende del paese, ma ad un certo punto egli deviò su concetti politici che interessavano poco al suo amico. Gli parlò del farmacista Sculli che aveva ammirato per il suo impegno politico, ma di cui criticava il fatto che avesse avuto dei figli al di fuori del matrimonio e non li avesse riconosciuti.

Fondamentalmente gli parlò dell’idea che bisognava arrivare ad una società dove tutti fossero uguali, nei diritti e nei doveri e il suo amico gli mostrò la mano dicendogli:” ciò è impossibile, perché neppure le dita di una mano sono uguali”.

E Zangara gli rispose sprezzante: “ Della tua mano ho notato i segni dello sfruttamento in quanto le tue dita per il lavoro faticosissimo sono diventate più grosse di un manico di roncola. Ricordati che quando tu morrai,presto sarai dimenticato, mentre io vivrò nella memoria di molti per tanto tempo!”

Egli cominciò a seguire gli spostamenti del presidente appena eletto, ma non ancora in carica, Franklin D. Roosevelt e l’occasione per l’attentato gli capitò il 15 febbraio del 1933, a Miami in  Florida, e mentre il presidente designato, stava pronunciando un discorso in  Bayfront Park, egli si avvicinò al palco del presidente stesso e cominciò a sparare.

Una donna, Lillian Cross, che gli era vicino, lo colpì al braccio e i colpi deviati ferirono a morte il sindaco di Chicago, Cermack, che spirò dopo giorni di agonia.

Condannato alla sedia elettrica, la sua esecuzione avvenne il 20 marzo del 1933 e prima dell’esecuzione rifiutò il conforto religioso di un cappellano, dicendogli:”Dio, se c’è perché fa soffrire i poveri?”

Prima dell’atto finale urlò:” viva l’Italia e tutti i poveri del mondo”!

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