Nascita del movimento evangelico ad Africo

Nel 1949 il caso di Umberto Bonfà, originario di Sant’Agata, ma sposato a Ferruzzano con Teresa Pulitanò, convertito da poco, pervaso da un forte sentimento religioso, rappresentò un miracolo per la nascita del movimento evangelico ad Africo vecchio.

Un giorno partì per andare a piedi a Sant’Agata dai suoi parenti, come faceva ogni settimana, ma anziché attraversare la fiumara La Verde, spinto da un forza incontrollabile prese la via per le montagne e raggiunseprima la cima di monte Scapparrone e poi ridiscese sul versante opposto al mare, continuando la sua marcia.

Stava scendendo il buio della sera ed allora s’inginocchiò e pregò e subito gli apparve una donna con un orcio pieno d’acqua sulla testa, che lo informò che era ormai alle porte di Africo.

Quando giunse al paese era ormai buio e bussò alla prima porta così a caso e gli aprì un uomo con una lumiera accesa in una mano e con un fucile nell’altra, che subito l’abbracciò riconoscendolo perché spesso andava a Ferruzzano a vendere noci e castagne.

Egli spesso aveva ascoltato gli interventi di Umberto Bonfà, falegname,durante le preghiere dei pentecostali ed allora un senso di pace s’impadroniva della sua anima e proprio quella mattina, prima delle luci dell’alba angosciato da vari problemi, misteriosamente aveva pregato, chiedendo a Dio di mandargli ad Africo mastro Umberto.

La moglie preparò subito la cena e al mattino assieme ripulirono la stalla attigua alla casa ed invitarono delle persone a pregare assieme in quell’umile posto e subito ci fu una grande partecipazione, impreziosita da tanti bambini, che furono i primi ad apprendere ed intonare il canto evangelico “ Io sono un agnellino” ed assisteva alle preghiere anche il comandante della stazione dei carabinieri.

Si convertì anche la moglie di un latitante, che avendolo saputo volle conoscere il predicatore ammonendolo a non rivelare il posto dell’incontro il brigadiere ed una sera, durante la preghiera egli comparve con il fucile e la cartuccera a tracolla e subito buttò l’arma a terra e s’inginocchiò a pregare.

Arrivò anche il brigadiere che non l’arrestò ma l’invitò a presentarsi in caserma il giorno dopo; in seguito fu processato e prosciolto in quanto era accusato non giustamente per reati non consumati.

Per le strade mastro Umberto era salutato con “la pace del Signore” mentre dai bambini con il canto “ io sono un agnellino”.

Terribile fu la reazione del parroco del tempo ( Don Stilo?) che attaccava con contumelie il predicatore e che denunciò, ma il brigadiere gli fece presente che non era possibile denunciare un individuo che parlava di amore per il prossimo e per Dio; In due settimane i convertiti furono 77 su mille abitanti che contava Africo

Intanto la moglie si apprestava a vestirsi a lutto assieme a suoi parenti, considerandolo morto, quando una sera, accompagnato da un gruppo di africoti, vide arrivare il marito che assieme agli altri, in giubilo intonavano canti evangelici; gli accompagnatori costituirono il primo nucleo della chiesa evangelica di Africo ed il primo pastore fu Leo Stilo il “Monachello”.

Ben presto ritornò assieme al giovane Giuseppe Pezzimenti,  che ha dato  notizie sul movimento pentecostale sviluppatosi a Ferruzzano, per continuare l’opera  di conversione e successivamente vi  si recarono  Stefano Laguda,  Bruno Cidoni, Rocco Panetta e  Paolo Nucera.

Intanto tra i convertiti da Giuseppe Costa negli anni trenta c’era stata Vincenza Pezzimenti che nel 1946 emigrò negli Stati Uniti, dove frequentò “L’assemblea Pentecostale di Dio “ e diventò attivissima nel fare proselitismo religioso ed ebbe sempre a cuore le comunità che aveva lasciato in Italia, specie quella di Ferruzzano, ma anche quella di Africo su cui i convertiti di Ferruzzano avevano fatto opera di convincimento con successo; il 13 marzo 1952 spedì 5 pacchi e 100 dollari ( uno stipendio all’epoca era meno di 20.000 al mese) per i “cari “ di Africo.

Essa organizzò la raccolta fondi in America e la spedizione di pacchi dono in Calabria e seguiva con trepidazione l’evoluzione dei “fratelli in fede” in Calabria e si rattristava quando qualcuno deviava, come quando seppe che la “sorella” Francesca Criaco di Africo non frequentava più la chiesa.16)

Nel 1951 giunse a Ferruzzano Francesco Toppi, nipote di Umberto Gorietti, il primo presidente dell’Assemblea di Dio in Italia e continuò l’opera di diffusione del movimento pentecostale in Calabria; egli aveva seguito gli studi biblici in Inghilterra e prima di raggiungere Ferruzzano si era recato a Casabona nell’attuale provincia di Crotone.

Tentò di ricucire senza successo la divisione degli evangelici a Ferruzzano, ma smise il tentativo quando si accorse che  DomenicoGullace era egoista ed egocentrico.

Infatti in seguito, quando fu vicino alla morte, diede ordine ai suoi seguaci di non unirsi all’altro gruppo ormai maggioritario; essi, non avendo una guida si astennero dalle preghiere.

Toppi visitò la comunità in crescita ad Africo vecchio e successivamente, anche svariate volte ad Africo Nuovo, mentre ricorrentemente veniva a Ferruzzano dove amava diffondere il suo messaggio spirituale anche in predicazioni improvvisate.

Diverse volte, fu accompagnato nelle comunità evangeliche di Calabria, da Roberto Bracco, pastore della chiesa di Roma.

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