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Il parroco Letterio Raschillà lotta i movimenti pentecostali

Intanto a partire dal 1922 fu parroco don Letterio Raschillà di Mammola che cercava di convincere in maniera decisa la gente a frequentare la chiesa, che avrebbe avuto la funzione di migliorarla. La durezza degli atteggiamenti del parroco inasprì gli animi dei fedeli, anzi piuttosto delle donne in quanto partecipavano alla sacra messa pochi uomini, che cominciarono ad indirizzarsi verso il movimento evangelico che aveva fatto la comparsa sul territorio.

Infatti già alla fine dell’800 il predicatore italo-americano Scali arrivò a Bruzzano  e cominciò a diffondere la bibbia gratuitamente nei paesi vicini( testimonianze del defunto Bruno Cidoni), riuscendo a creare un nucleo di convertiti in contrada Badia di Caraffa, dove veniva celebrato il culto nella casa della famiglia Maisano, mentre talvolta il gruppo di preghiera si riuniva nella contrada Badia di Ferruzzano, ricadente nel comune di Caraffa del Bianco, nella casa della famiglia Baldassarre.

In seguito la famiglia Maisano emigrò in Australia e di essa Giuseppe sposò,  RosaLaguda di Ferruzzano, figlia di Vincenzo e assieme contribuirono a diffondere il movimento pentecostale a Melbourne.

Scali partiva da Bruzzano e raggiungeva nel comune di Caraffa a piedi il luogo della preghiera dopo più di due ore di marcia, ma prima di andare via aveva creato un nucleo di convertiti che rimase tale e fu di esempio in seguito ai cittadini di Ferruzzano.

Nel 1914 arrivò a Ferruzzano il predicatore Giacomo Lombardi e cominciò la sua opera di conversione  che coinvolse fra gli altri, i coniugi Mezzatesta, Rocco ed Ippolita, ed alcuni componenti della famiglia Falduto.

La decisione di alcune fedeli di abbandonare la chiesa cattolica portò don Letterio ad usare parole forti contro di loro e predicando per alcune domeniche apostrofò le donne con il termine diprostitute che loro non comprendevano, ma una domenica lo studente Vincenzo Focà sentì la predica e spiegò il significato del termine.

E successe il putiferio in quanto buona parte degli uomini, specie i ndranghitisti ,meditarono di fargliela pagare e  durante la celebrazione della messa, nelle festività natalizie del 1925, la chiesa fu invasa da un gruppo che si indirizzò minacciosamente verso l’altare e a questo punto il parroco  estrasse una pistola e lo fermò .

Don Gennaro Marando, fervente cattolico e fascista sin dalla nascita del movimento politico creato da Mussolini,accusava  il podestà Antonino Pezzimenti di essere troppo indulgente e laico nell’amministrare il suo potere, informò dettagliatamente con lettere riservate le autorità.

Aggiungeva inoltre, che dietro la contestazione nei riguardi di don Letterio c’era lo zampino di Sculli, che aveva conosciuto Mussolini  quando era direttore dell’Avanti, il quotidiano del Partito Socialista,e che organizzava ricorrentemente manifestazioni antifasciste nel paese, festeggiando provocatoriamente il primo maggio, e che , seguendo il rituale fascista, aveva fatto purgare con un’abbondantissima porzione di olio di ricino, Ezzelino Scordo, fascista della prima ora e nipote di  Antonino Scordo.

Era troppo per il regime ed una notte del 1926, uno squadrone di carabinieri guidati da un tenente, invase il paese e prelevò dalle loro case più di sessanta affiliati alla ‘ndranghita, che furono radunati in piazza, solo vestiti dei mutandoni lunghi fino ai piedi e cominciò ad incatenarli per portarli a piedi fino alla stazione ferroviaria più vicina.

L’intenzione del tenente era quella di tradurli al carcere di Locri, per maggiore umiliazione, solo con quegli indumenti intimi, ma fu svegliato dal frastuono, il colonnello Giuseppe Sculli, era allora un giovane capitano del regio esercito ( aveva 31 anni) che intervenne ed impose al tenente dei carabinieri, a lui inferiore di grado, che gli arrestati si potessero vestire adeguatamente.

Furono tutti incatenati e raggiunsero a piedi ( esisteva solo una mulattiera e soltanto nel 1929 fu iniziata la costruzione della strada di collegamento con il paese) la stazione ferroviaria di Ferruzzano dove un treno li portò a Locri, dove in seguito furono processati e molti condannati per associazione a delinquere; il farmacista Giovanni Sculli, fu mandato al confino per alcuni anni.

Don Letterio, la famiglia Scordo e  Gennaro Marando, avevano vinto una battaglia, ma la  guerra personale di Letterio Raschillà continuava contro i pentecostali ( evangelisti),  quando nel 1929  arrivò a Ferruzzano Giuseppe Costa che cominciò la sua opera di rafforzamento della piccola comunità evangelica esistente, ricalcando le orme del predicatore Scali che alla fine dell’800 aveva fatto proselitismo religioso con la diffusione gratuita di bibbie, e di Giacomo Lombardi che nel 1914 aveva buttato le basi della futura chiesa pentecostale di Ferruzzano e Bruzzano.

La predicazione di Costa produsse un forte effetto sulla popolazione e si sviluppò una numerosa comunità pentecostale e don Letterio comunicava la sua contrarietà al vescovo di Gerace G. Battista Chiappe, informandolo che i convertiti con la eresia dei tremolanti e dei pentecostini si sono battezzati nella fiumara La Verde.

Addiritturadella nascita di una comunità pentecostale furono informate le più alte autorità vaticane , che attraverso il Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio, il cardinale G. Serafini  con la nota n°218/35 del 14/02/935 , comunicava al monsignore G. Chiappe, vescovo di Gerace la seguente informativa: Eccellenza Rev.ma , è stato riferito a questa S. Congregazione che nei comuni di Bruzzano e Ferruzzano di codesta diocesi si è affermata la setta pentecostale che fa poi tentativi di penetrazione nei paesi di Brancaleone e di Staiti nella diocesi di Bova. Voglia pertanto l’Ecc. V. Rev.ma dirmi quanto ciò vi sia di vero. e. in caso affermativo, indicarmi le cause che hanno favorito l’affermazione dei protestanti in detti paesi e quali provvedimenti siano stati adottati o potrebbero suggerire per evitare tanti mali.14)

I provvedimenti furono adottati dalle autorità di polizia che impedirono la preghiera dei convertiti e per poterlo fare essi si recavano di notte a pregare nella casa della famiglia Di Bartolo in contrada Carruso, ma scoperti furono attaccati e malmenati da una squadra di cattolici guidati da Don Letterio che chiaramente era poco solidale con i poveri, ma vicino agli interessi dei benestanti .

Per fare un esempio una povera donna sola, costretta dalla fame, aveva rubato di notte una certa quantità di fronde di gelso da due piante della famiglia di Antonino Scordo, che vendette per qualche spicciolo ad un tizio che allevava il baco da seta. La donna, presa dal rimorso confessò il suo peccato a don Letterio che prontamente riferì il fatto ad Antonino Scordo ; egli immediatamente denunciò la poveretta, che non avendo la possibilità di pagare il danno, fu condannata al risarcimento con dieci giornate di lavoro gratuito.

Per poter pregare i pentecostali lo facevano di notte nel bosco di Rudina, cambiando posto di volta in volta e predisponendo una vedetta che li potesse avvisare nel caso dell’arrivo delle forze dell’ordine oppure nel casolare di qualche convertito nel comune di Ferruzzano o di Caraffa del Bianco.

In aggiunta durante la processione per i festeggiamenti di San Giuseppe don Letterio invitava la guardia municipale Domenico Callipari a costringere gli evangelici a prostrarsi di fronte alla statua del santo.

Di conseguenza, essi per evitare tale atto d’idolatria, il giorno della processione si nascondevano in campagna.

Nonostante tutto il movimento religioso pentecostale guidato da Giuseppe Costa continuava ad espandersi, anche nei paesi vicini, con la disputa tra Don Letterio che accusava il predicatore di essere seguace di Belzebù e Costa che replicava di mettere in pratica la parola di Dio, ma il 23 marzo 1934 egli fu arrestato e processato per direttissima dal pretore di Staiti e allontanato da Ferruzzano; altri convertiti furono processati a Staiti e Locri nel 1936.15)

Tra i convertiti ci fu anche il professore di matematica Francesco Gullace che da ateo aveva voluto partecipare in maniera irridente ad una preghiera ed ad un certo punto fu apostrofato dal predicatore di turno Paolo Nucera, analfabeta, che l’accusò di aver voluto sfidare la parola di Dio.

Dopo qualche giorno il professore si convertì quando lesse che le parole di Nucera erano presenti tali e quali in un passo del Nuovo Testamento ed inoltre era rimasto stupito dal fatto che il predicatore analfabeta avesse usato correttamente i congiuntivi ed addirittura la legge dell’anteriorità.

Il movimento pentecostale crebbe di numero e superò il numero di 200. Ma ad un certo punto esso si divise in quanto una sezione più radicale, guidata da Domenico Gullace, costituita di circa cinquanta elementi impose ai convertiti la castità assoluta ed il rifiuto del matrimonio, in quanto la fine del mondo era vicina e non era giusto mettere al mondo dei bambini.

Il gruppo eseguì alla lettera il principio di Gullace, visse in comunità di beni e non patì la fame della II guerra mondiale e del dopoguerra, rifiutando i doni in alimenti e in abiti che venivano dalla chiesa madre americana, ma di conseguenza si estinse.

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