Manifestazioni pacifiste

Agli inizi del 1915, in previsione dell’entrata in guerra dell’Italia, tutta la popolazione di Ferruzzano, guidata dal farmacista Giovanni Sculli, dall’avvocato pacifista Eugenio Misitano, socialisti, e dall’anarchico Peppino Morabito, manifestò per quattro domeniche consecutive contro la guerra e nell’ultima, diede l’assalto al comune, incendiandolo e scontrandosi con le forze dell’ordine; gli arrestati furono 19 e per alcuni giorni fu data la caccia a 100 persone latitanti.12)

Intanto la guerra arrivò e già il 25 maggio del 1915, secondo giorno di guerra, Ferruzzano ebbe il primo caduto con Giovanni Gullace, che si espose per mettere in salvo il suo capitano ferito, mentre morì  in seguito sul fronte anche il pacifista avv. Eugenio Misitano che si era battuto contro la guerra.

Finita la guerra, i reduci si ritrovarono con tanta rabbia in corpo e nel territorio, e da Brancaleone a  S. Ilario dello Jonio, dove si estendevano in maggioranza i latifondi dei Carafa, principi di Roccella, cominciarono a manifestare i braccianti senza terra, a cui il governo aveva promesso la divisione dei beni dei Carafa dopo la guerra.

E a Ferruzzano l’attenzione dei braccianti e dei contadini poveri, guidati dal farmacista Sculli, s’indirizzò verso i poderi dei Carafa,costituiti nel comune di Bianco dal latifondo di Capo Bruzzano e dalla Foresta S. Leone nel comune di Ferruzzano.

A partire dal 1918, per due anni fu costituita una cooperativa rossa, che occupò i campi del principe di Roccella e in tale contesto di lotte guidate dal farmacista Giovanni Sculli, fu richiesta ed ottenuta la fermata del treno, con stazione, nel casello ferroviario di Calanello( dove sorge ora Ferruzzano Marina ), in seguito all’ostruzione dei binari.

In tale occasione l’opinione pubblica nazionale restò impressionata e la “Domenica del Corriere “ rappresentò Sculli in atteggiamenti di capobrigante.13)

I fatti di Ferruzzano contagiarono i paesi vicini e a Brancaleone i contadini e i braccianti senza terra, occuparono la foresta di Jemallo e la contrada Pantano sotto la guida del medico socialista Vincenzo De Angelis, a  Bianco i braccianti occuparono metà della Foresta del Capo, a Caraffa e a Sant’Agata i braccianti , guidati da Peppino Lombardo, Rocco Callipari e Salvatore Cupido, occuparono la foresta di Stoli, a Casignana successivamente, nel 1922 Pasquale Micchia tentò, cadendo sotto il fuoco dei carabinieri, di mantenere per i braccianti reduci dalla guerra la foresta di Callistro.

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